Libreria museale
La collana Musei in Comune comprende ben 28 titoli e si articola secondo un piano editoriale suddiviso in tre diverse tipologie di pubblicazione: saggi scientifici, vale a dire opere monografiche e di catalogazione delle raccolte museali, soltanto in italiano; quaderni tematici con approfondimenti su temi di particolare interesse, soltanto in italiano; guide brevi in 2 formati, in italiano e ove possibile in più lingue o in edizione bilingue italiano\inglese.
Sono 18 ad oggi i siti ove siamo presenti con il servizio di vendita al pubblico: presso i Musei Capitolini, l’Ara Pacis, Mercati di Traiano, il Macro di Via Nizza con la nuova ala progettata da Odile Decq, il Museo Carlo Bilotti all'arancera di Villa Borghese, il Casino Nobile di Villa Torlonia, e poi ancora il Macro Testaccio presso la Pelanda, il Museo della Civiltà Romana (all'interno del quale è ospitato il Planetario), il Museo di Roma di Palazzo Braschi e il Museo di Roma in Trastevere. Piccoli punti vendita sono attivi inoltre al Museo Napoleonico, Centrale Montemartini, Museo Barracco, Museo Canonica a Villa Borghese, Museo delle Mura, Circo di Massenzio sull’Appia Antica.
Dal 17 marzo 2011 è stato aperto anche un punto vendita presso il Museo della Repubblica Romana e della Memoria Garibaldina, inaugurato in occasione del 150° anniversario dell'Unità di Italia.
Sono inoltre disponibili alcuni cataloghi delle mostre temporanee in corso nel sistema Musei in Comune.
I titoli elencati di seguito posso essere acquistati presso il sito ibs.it cliccando sul carrello e seguendo le procedure indicate.
Musei in Comune e Zètema non sono responsabili in alcun modo delle transazioni tra gli utenti e il sito ibs.it
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Cataloghi di mostre in archivio
Motherland è un tema indagato e diffuso nella fotografia e il Festival di Roma, da cui nasce il volume, lo ricerca oggi intorno alla creazione di sempre nuove identità in un mondo ormai completamente esplorato e tecnologizzato dove tuttavia ritorna molto forte il bisogno di indagare nuovi territori, e di cercare il proprio.
Partendo dalla profonda comprensione del Barocco, Echaurren ha avviato una rilettura di quello stile vertiginoso e dinamico, animando le reminiscenze del passato con immagini moderne legate alla musica rock: le edicole, piccole strutture architettoniche, un tempo dedicate a ospitare immagini sacre, contengono in questo caso diverse forme di bassi elettrici, materializzazioni dei ritmi ossessivi e rivoluzionari del rock’n’roll.
L’artista afferma. “Le mie edicole sacralizzano uno strumento che è cuore pulsante, cuore elettrico, cuore collettivo. Lo raccontano in maniera plastica e lo offrono al passante. Nei diversi tipi di basso ciascuno può ritrovare la propria musica, ricostruire una colonna sonora, scaricare una playlist totale mentale”.
La mostra è un’occasione unica per scoprire gli aspetti più inusuali della Farnesina, come la storia dell’edificio analizzata sia negli aspetti più propriamente architettonici sia nella decorazione interna e nelle raccolte d’arte acquisite nel tempo. Il Palazzo ospita due importanti collezioni, una di Arte Contemporanea e una di Design. Una selezione di circa cento opere saranno esposte al Museo dell’Ara Pacis con l’intenzione di “aprire una finestra” sulle raccolte.
Nelle prime pagine del testo viene riportata, attraverso un’intervista, l’importante testimonianza della fotografa sudafricana Jodie Bibier vincitrice del World Press Photo 2011.
Introdotto dal presidente della giuria, David Burnett, il libro presenta una sequenza imperdibile di tutte le foto vincitrici del World Press Photo 2011.
Le immagini sono suddivise per categorie: Vita Quotidiana, Protagonisti dell’attualità, Spot News, Notizie generali, Natura, Storie d’attualità, Arte e spettacolo, Ritratti, Sport.
Le fotografie raccontano la profondità e la complessità del lavoro fotogiornalistico, mettendo il lettore a diretto contatto con immagini, a volte scioccanti e a volte affascinanti, che sempre raccontano il nostro mondo.
Questo libro accompagna la mostra itinerante in Italia.
Quella poesia cerca Alessandra Giovannoni.
Nelle piazze, nelle vie, nei giardini e nei paesaggi dimenticati della città. Il suo è un occhio persistente. Attento, vigile, indagatore che studia le fasi della vita che attraversa la città.
L'Odissea dell'homo sapiens è un suo ciclo inedito di disegni: un racconto allegorico tra il satirico e il grottesco, d'intonazione universale ma carico di riferimenti al presente. Una sorta di "commedia umana" di sorprendente attualità, con punte d'amaro sarcasmo e un'analisi sottile e spietata delle dinamiche antropologiche e sociali alla base del nostro vivere: l'innamoramento, l'impegno culturale e politico, la sottomissione, l'incomunicabilità, la paura, l'opportunismo.
È grazie a lui, prima tra i fondatori della Società degli Acquarellisti e poi del gruppo dei XXV della Campagna Romana, che sono giunte fino a noi molte immagini di una città perduta. Sguardo e pennello di Carlandi, infatti, hanno sempre guardato lontano, guidati da un vivace spirito di innovazione e dalla ferma convinzione della necessità di liberare la pittura da pesanti e rigidi schematismi.
La mostra e il catalogo raccontano la seduzione che il paesaggio esercitò sull’artista, ponendo in ideale dialogo gli acquerelli del periodo inglese, quando Carlandi si recò a Londra dove si fece conquistare dal romanticismo pittorico di Constable e Turner, e alcune vedute romane, più mature, simbolo del suo amore per la città.
L'opera, che la critica è unanime nel riconoscere autografa, è l'unico ritratto maschile tra i pochissimi, tutti femminili, pervenuti di Leonardo. Assai controversa è la sua genesi, poiché risulterebbe essere la prima committenza privata eseguita dall'artista dopo il suo arrivo in Lombardia, quindi intorno al 1485, e pertanto precocissima. Assai problematica è anche l'identificazione del personaggio raffigurato, tradizionalmente riconosciuto come Atalante Migliorotti, l'amico musicista che aveva seguito Leonardo da Firenze a Milano.
Il catalogo, monografia di riferimento sul capolavoro leonardesco, accoglie cinque saggi dedicati all'analisi storica e critica del dipinto, al contesto in cui l'opera venne realizzata - il ducato sforzesco e l'ambiente musicale milanese -, al confronto con un altro celebre ritrattista, ovvero Antonello da Messina, e alla presentazione dei dati tecnici e delle analisi scientifiche effettuate sul capolavoro.
Completano il volume apparati bibliografici.
La ricerca di Tomaso De Luca s’incentra sull’identità maschile e le sue declinazioni all’interno del corpo e dello spazio. L’artista va alla ricerca di una statua di epoca fascista, riscoperta nel 2009, chiamata “il Cacciatore”, che appare e scompare da oltre 70 anni. Trova però una scultura il cui volto è celato totalmente dalla vegetazione e decide, partendo da un’unica fotografia, di disegnare cento volte la sua testa invisibile. In The Sleepers De Luca fa “incontrare”, attraverso l’uso del disegno e della performance, lo stesso Cacciatore con un’altra scultura dimenticata: il Bigio di Brescia. Questi due lavori di Tomaso De Luca, concepiti come un unicum, raccontano un piccolo ciclo dello sguardo, sostituito o modificato dall’esperienza percettiva della prassi artistica.
Riccardo Benassi s'interroga sul tempo, sullo spazio, sulle architetture; lavora sulle sensazioni e sull'incontro fra i suoi due grandi interessi: suono e materia. L'installazione sonora “1982” è una sala d'aspetto espansa, specificatamente progettata per l'architettura del Macro. Una zona di passaggio del museo viene tramutata in area di sosta ad uso e consumo dei visitatori e sembra offrire un comfort casuale che non ha scopi apparenti se non l’esibizione di se stesso.
A cura di Vittorio Bo, Guido Harari, Vincenzo Mollica e Pepi Morgia, ideata da Studio Azzurro.
Attraverso la narrazione virtuale, multimediale e interattiva viene proposta al pubblico un’esperienza emozionale, attraverso cui ognuno potrà mettersi in relazione con l’universo di “Faber”. Il racconto e la rappresentazione visiva, testuale e musicale si offrono dense di suggestioni ed emozioni e il pubblico, potrà di volta in volta scegliere quale immagine di “Faber” sviluppare per sé, in relazione con il proprio vissuto.
La mostra affronta i grandi temi della poetica di De Andrè: la società del benessere e il boom economico degli anni ’60, gli emarginati e i vinti, la libertà, l’anarchia e l’etica, gli scrittori e gli chansonniers, le donne e l’amore, la ricerca musicale e linguistica, l’attualità nella cronaca, i luoghi rappresentativi della sua vita; tutto ci trasmette la sua capacità di parlare al singolo ma di essere nel contempo universale, riconosciuto e amato dalle persone di ogni genere e età.
La pubblicazione, edita in concomitanza con la mostra ospitata in autunno ai Musei Capitolini, che si preannuncia come uno degli eventi di maggior richiamo nella capitale, riunisce gli interventi dei più affermati studiosi italiani e stranieri di Michelangelo, che indagano ogni aspetto relativo alla produzione architettonica michelangiolesca nell’urbe.
Vengono infatti analizzati tutti i progetti concepiti dal maestro durante gli anni che vanno dal 1505 al 1516 e dal 1534 al 1564, date di permanenza dell’artista in città: dalla Cappella Sistina alle dimore private, dalle fortificazioni cittadine agli interventi per la basilica di San Pietro, dalla ristrutturazione di piazza del Campidoglio, fino a Porta Pia.
Una ricca sezione iconografica riproduce la raccolta dei disegni e dei progetti presentata in mostra, provenienti da importanti istituzioni italiane, che consentono di tracciare il profilo dell’attività di Michelangelo dalla giovanile passione per l’arte classica all’innovazione compositiva della maturità.
Il volume è corredato da una bibliografia aggiornata.
Attraverso le opere proposte, è inoltre possibile approfondire le vicende artistiche legate alla Biennale di Venezia che hanno segnato il secolo scorso. Una storia ricca di avvenimenti culturali, polemiche, mutamenti politici e perfino scandali clamorosi. La Fondazione di Venezia raccoglie l’eredità collezionistica di un istituto culturale che, a cavallo tra Ottocento e Novecento, promosse la cultura e l’arte con spirito di rinnovamento e vitalità a livello europeo e che fu capace di stringere contatti con gli artisti più significativi nell'ambiente italiano.
Una storia documentata da una cinquantina di dipinti, tra i quali spiccano opere di Boccioni e i Ciardi, De Pisis e Carena, Casorati e Depero, Cagnaccio di San Pietro e Marussig, Vedova e Santomaso, Pizzinato, Tancredi e Plessi.
Il percorso comprende anche una trentina di vetri di Murano, acquisiti nello storico padiglione Venezia, creati da leggendari maestri vetrai e da prestigiosi artisti e designers come Tapio Wirkkala, Carlo Scarpa e Paolo Venini.
Il catalogo di mostra si lega alla relazione di Zavattini con il collezionista e gallerista Cardazzo, il cui salotto veneziano costituiva all'epoca una sorta di cenacolo intellettuale frequentato dai principali letterati e artisti italiani d'avanguardia, tra cui appunto Zavattini.
Nel 1943 in occasione della prima edizione del Premio Cavallino, l'artista è tra gli ideatori della mostra Gioco del Paradiso dove sono presenti disegni e dipinti di letterati italiani, tra cui Dino Buzzati, Antonio Delfini, Eugenio Montale, Leonardo Sinisgalli. Zavattini conseguirà il primo premio, stipulando così con Cardazzo un vero e proprio contratto.
Dal catalogo emerge la trasversalità del personaggio Zavattini che, per vocazione ed indole, spazia tra cinema, letteratura, giornalismo, pittura, e soprattutto narrazione. Questo insolito "Zavattini a colori" è sicuramente meno noto di quello "in bianco e nero" dei suoi film, ma altrettanto ricco di immaginazione e capace di raccontare storie e personaggi e di sorprenderci ancora.
Il catalogo di mostra si lega alla relazione di Zavattini con il collezionista e gallerista Cardazzo, il cui salotto veneziano costituiva all'epoca una sorta di cenacolo intellettuale frequentato dai principali letterati e artisti italiani d'avanguardia, tra cui appunto Zavattini.
Nel 1943 in occasione della prima edizione del Premio Cavallino, l'artista è tra gli ideatori della mostra Gioco del Paradiso dove sono presenti disegni e dipinti di letterati italiani, tra cui Dino Buzzati, Antonio Delfini, Eugenio Montale, Leonardo Sinisgalli. Zavattini conseguirà il primo premio, stipulando così con Cardazzo un vero e proprio contratto.
Dal catalogo emerge la trasversalità del personaggio Zavattini che, per vocazione ed indole, spazia tra cinema, letteratura, giornalismo, pittura, e soprattutto narrazione. Questo insolito "Zavattini a colori" è sicuramente meno noto di quello "in bianco e nero" dei suoi film, ma altrettanto ricco di immaginazione e capace di raccontare storie e personaggi e di sorprenderci ancora.
Come consuetudine anche questa mostra è accompagnata da dipinti commissionati dal Governatorato di Roma a Maria Barosso, Lucia Hoffmann, Giulio Farnese, Odoardo Ferretti, Vito Lombardi e altri, per conservare memoria di tutto ciò che andava scomparendo. Inediti reperti di età romana, reperiti presso gli scavi chiudono l’affascinante e straordinario percorso espositivo che restituisce il particolare clima di quegli anni segnato dal fervore e dall’entusiasmo per una città moderna e rinnovata.
Il volume dedicato ad Alessandro Mendini pubblicato dalle Edizioni Corraini è un flusso ininterrotto di immagini e occasioni all’interno delle opere e della filosofia progettuale del celebre architetto milanese. Progettare orizzonti, stanze, corpi e pensieri sono i quattro momenti di un percorso personale e suggestivo attraverso l’opera di Mendini: dall’arredo urbano alla decorazione d’interni, dagli oggetti e accessori progettati per il corpo all’attività di teorico dell’architettura e del design, Mendini è protagonista di un approccio personale ed estetizzante alla progettazione, che si distingue per la dimensione organica, emozionale e individuale della propria ricerca, che privilegia suggestioni psicologiche, materiche e sensoriali rispetto a un design e un’architettura più “razionali”. Non a caso, “poesia visiva”, “progettazione fiabesca e barocca”, “dilatazione labirintica degli spazi e delle sensazioni” sono solo alcune delle definizioni associate nel tempo alla sua multiforme produzione.
Nel volume, le immagini sono accompagnate da testi di Beppe Finessi (architetto, professore presso la Facoltà di Design e la Prima Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano) e di Alessandro Mendini stesso, in cui l’architetto si racconta a partire dalla propria esperienza di progetto. Conclude il libro una sintetica biografia e bibliografia su Mendini e la sua opera.
Il bookdesign è curato da Italo Lupi (già art-director di Domus e direttore di Abitare, vincitore del Compasso d’Oro e Royal Designer di Londra): le piccole domensioni, la copertina rivestita in tela e la grafica nitida e brillante ne fanno una sorta di suggestivo e prezioso “breviario” e compendio dell’opera di Mendini
La mostra si apre con uno straordinario gruppo di disegni metafisici concessi per l’occasione dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma e prosegue con tutti i più importanti lavori provenienti dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico: una raffinata collezione che comprende tra l’altro i Ritratti di Rissa, i Nudi antichi (1926), il gruppo dei Gladiatori, Hebdomeros del 1928 e la suggestiva serie dei Mobili nella valle e dei Bagni misteriosi degli anni Trenta.
Sono esposti inoltre, sempre dalla collezione della Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, i disegni realisti degli anni quaranta, tra cui l’impressionante Autoritratto come Cristo sul Calvario e l’inaspettata, affettuosa serie di schizzi coi cani di famiglia.
Le incisioni per L’Apocalisse del 1941 e le carte del periodo neometafisico degli anni sessanta e settanta completano il percorso espositivo, che si chiude con una sezione riservata ai disegni (scene, costumi, figurini) per il teatro. Ad integrazione della sezione teatrale sono anche presentati i bellissimi costumi per Pulcinella del 1931 e Protée del 1938, recentemente acquisiti dalla Fondazione e mai esposti prima.
La mostra rientra nella serie diversificata di eventi che, sotto la guida e la regia di Achille Bonito Oliva, si svolge tra il 2008 e il 2010 con il nome emblematico di Immortalità a Giorgio de Chirico, in occasione del trentennale della morte e dei 120 anni dalla nascita.
Catalogo stampato in occasione dell'installazione/mostra "Jeu de construction" a Casina Raffaello, Villa Borghese, dal 28 settembre al 3 dicembre 2006
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